Mi è stato chiesto di trovare un titolo a quest’articolo, leggendolo mi viene in mente solo questo:
È una tribù che balla al ritmo di un tamburo, che picchia nella mente a chi si sente sicuro, rinchiuso in un castello fatto di pregiudizi, confuso nel discernere la virtù dai vizi, la musica è uno sparo, impedisce di parlare, ti obbliga a pensare a quello che dovrai dire, nel momento in cui sul piatto finirà questa canzone sarai un uomo pronto per la rivoluzione, senza nessuna bomba, ma con tanto rumore, la musica finisce, ma rimane l’amore! È una tribù che balla ohoh” Lorenzo Jovanotti – Una Tribù che balla – 1991

È stato il Natale del derby. Un derby che mancava da troppi anni a livello di serie B, un derby che ha risvegliato entusiasmi e passioni, un derby che ha rispolverato vecchi ricordi, un derby che ha visto un coinvolgimento incredibile dei nostri tifosi e dei nostri dirigenti, un derby che la nostra squadra ha saputo ben interpretare.
E voi vorrete anche che io vi dia la mia lettura di questa partita. Vorreste che magari vi parli della tanto discussa “zona” di Teramo, delle non letture offensive nel pick and roll sui cambi sistematici di Millina (vera chiave di questo derby), della prestazione monster del nostro Capitano Petrucci (con dedica silenziosa ma altrettanto rumorosa). Ma non posso, perché non l’ho vista! Per mia scelta, non l’ho vista.
Però ho visto tante altre cose ed apprezzato gente che nella settimana che lo precedeva ha saputo dedicare a questo evento tutta la propria capacità, competenza e dedizione.
Questo è stato il derby di tutto il popolo camplese, quello vero che a questa società ha dato tanto ed anche in momenti terribilmente difficoltosi. Quello che in questa società si è sempre identificato tenendo intelligentemente fuori i propri interessi, personalismi di comodo e meschinità di ogni genere. Quello di tifosi che hanno saputo commuoverci con un nuovo inno di amore.
Ma soprattutto, questo, è stato il derby di uno dei nostri collaboratori più preziosi. Uno di quelli che ti fanno capire perché questa società riesce a vivere in mezzo alle tante difficoltà. Sto parlando di Nicola, Nicola Arletti. Questo è stato soprattutto il suo derby! Preparato magnificamente con servizi, interviste, fotomontaggi che ci hanno coinvolto tutti.
Non so quanto tempo abbia dedicato a questo evento, ma so che non ha tralasciato nulla, con garbo, eleganza, capacità e correttissimi e sani sfottò.
Prima di tornare a Campli lo scorso anno, lo conoscevo appena e nella breve chiacchierata avuta con lui ho conosciuto un ragazzo che, con grande educazione, mi manifestava la grande difficoltà e il profondo scoramento a muoversi in situazioni organizzative ed economiche piuttosto pesanti. Il tutto, ovviamente, nel totale volontariato. Ma è stato solo un momento, perché la sua smisurata passione non è mai mancata. Anzi, in piena autonomia, ha saputo regalarci un sito fantastico tra i meglio consultabili ed organizzati non solo di serie B. Una pagina Facebook sempre molto organizzata ed aggiornata ed il tutto con le perle che hanno accompagnato il pre e post derby. Posso dire di averlo conosciuto ed apprezzato giorno dopo giorno. E se dovessi ricomporre una mia “squadra ideale”, lui sarebbe uno dei primi che mi affretterei a contattare.
Beh, normalmente non si pensa mai che dietro a tutte queste cose ci sia una persona. Che il tutto lo si possa identificare con la preparazione e la capacità di un personaggio. Ed invece dietro a tutto c’è proprio lui, solo lui: Nicola. Uno dei tantissimi artefici del basket camplese. Uno dei nostri tanti “eroi” che, senza mai un lamento, sa accorciarsi le maniche ed organizzarsi il proprio lavoro. Perché ora il Campli è così: ognuno sa cosa fare e come dare il proprio contributo.
Ed è a questa meravigliosa tribù, che io auguro un 2018 che inizi a darci maggiore serenità e le stesse soddisfazioni vissute in questo indimenticabile 2017!