Questo non è un articolo post partita di quelli classici, non è un articolo di cronaca di un match, è semplicemente un sentimento che vive, guardando i nostri ragazzi ogni domenica giocare, e quando possibile allenarsi durante la settimana. Prendetelo come volete, ma leggetelo e pensate che il Basket non è di nessuno, non appartiene a nessuno, ma solamente a chi ha voglia e coraggio di misurarsi ogni giorno con il proprio limite.

Esiste la storia di “Nujuaqtutuq”: il Selvaggio. È una vecchia leggenda tra cacciatori di lupi. Si dice che: “di tutti i lupi che vedrai nella vita, uno solo sarà il tuo padrone. Gli apparterrai. Cercherai di catturarlo e ti sfuggirà ogni volta. Lo vedrai scomparire da un secondo all’altro. E ne sarai ossessionato. Dedicherai la vita a inseguirlo. Quel lupo sarà il tuo dio. Di notte sentirai i suoi ululati, e saprai che non sta chiamando altri lupi, ma te. Un giorno incrocerete gli sguardi e nel suo vedrai chi sei. Quel lupo sei tu. Uscirai ogni giorno a cercare la voce che ti chiama, quella del tuo dio, del tuo insondabile dio. E se in questa vita non riuscirai a catturarlo, dovrai fargli la posta nelle altre tue vite fin quando finalmente lo catturerai.”

Voi direte cosa c’entra con una partita di basket, o con un’intera stagione sportiva, invece credo che sia la giusta metafora di quest’annata della Globo Basket Campli, una continua ricerca del proprio lupo, che si chiami salvezza, prima vittoria, una prestazione con le palle e tanti altri nomi che ognuno può creare per la propria preda. Contro Corato, come già in altre partite “Nujuaqtutuq” è comparso ha preso forma, abbiamo sentito la sua voce e il suo ululato, ma lui è scaltro e difficile da prendere, è un grande lupo grigio, un capo branco, non un semplice cucciolo o un vecchio malato. Lui ci conosce, sa come proteggersi e fuggire. Ma non per questo inafferrabile. Forse serviranno tutte le vite a nostra disposizione per braccarlo e prenderlo, diventare padroni suoi e di noi stessi. Però come nello scontro con L’Adriatica Industriale Corato si sono visti dei cacciatori, che sanno quello che fanno, brucia sì perdere la preda a 2 minuti dalla fine, certo, ma rimane la coscienza che “il lupo grigio” ha capito che ci siamo e possiamo arrivargli addosso, seguendo le sue tracce e senza paura possiamo braccarlo come fa lui con le sue prede. La partita è finita con un 79-84 in cui tutti hanno dato quello che potevano, in cui il gruppo è stato unito, una partita per cui non si deve piangere, ma un match per cui hai lottato e con cui hai capito: io la vittoria la posso catturare e fare mia. Questa è la stagione dell’Unione Sportiva Campli un’enorme caccia alla consapevolezza di se stessa, una continua ricerca di miglioramento, un continuo stanare il proprio lupo! Questa sera, come in altre occasioni c’è andata vicinissima, solo qualche episodio ha fatto sfuggire la preda. E il pubblico se n’è accorto, come l’altra squadra, ormai sta diventando difficile giocare contro di noi. Non siamo lontani, ma nemmeno vicinissimi, esattamente ci troviamo nel momento in cui decidere se diventare cacciatori di lupi o semplici osservatori. “Nujuaqtutuq” ci aspetta e ci fiuta, sta a noi decidere di catturalo, con il nostro coraggio e la nostra consapevolezza e con l’aiuto della nostra famiglia sugli spalti!

 

Nicola Arletti

Resp. Comunicazione U.S. Campli Basket 1957