Oggi è un giorno triste, per noi farnesi, è un giorno che non avremmo voluto ricordare in questo modo. Questo caldo e assolato luglio, nella notte ci ha portato via il nostro amato Chicco Zorzi.

Giocatore, uomo di un’altra epoca, rappresentante di quello spirito di camplesità e attaccamento ai colori bianco rossi di altri tempi. Una delle vere bandiere della Pallacanestro a Campli.

Capitano del Campli Basket di quella che fu la prima epopea in Serie B, appese le scarpette al chiodo Avvocato con la centro la cura dei diritti sportivi degli addetti ai lavori, una figura totalmente immersa nei profumi, rumori, grida, vittorie e sconfitte della palla spicchi. Uomo che ha dato sempre il massimo in campo e fuori. Un camplese D.O.C. che ha fatto conoscere a tutti cosa voleva dire indossare la mitica casacca numero 4 bianco/rossa.

Come canta De Gregori: “Il capitano non tiene paura, dritto sul cassero, fuma la pipa, in questa alba fresca e scura. Che rassomiglia un po’ alla vita. E poi il capitano, se vuole, si leva l’ancora dai pantaloni, e la getta nelle onde, e chiama forte quando vuole qualcosa.” Questa è l’immagine che noi appassionati di Basket abbiamo nel cuore di Chicco, mai fuori posto in campo, mai fuori dalla trincea a difendere i propri compagni, mai fuori luogo a difendere la propria famiglia, e Campli che lo ha ospitato con i suoi affetti per anni.

Il nostro capitano, se ne andato, e forse non è un caso che avesse scelto la numero 4 per giocare, un numero dai mille significati per lui, ma ora un marchio a fuoco che si stampa nei nostri cuori. Il quattro che nella mitologia romana ed italiana rappresenta il numero perno e risolutore, la stabilità e la completezza, non è un caso che rappresenti la perfezione morale, forse la sintesi perfetta del Chicco farnese e il suo tiro “solo retina” dai 5 metri e aggiungiamo anche nella vita privata.

Ciao Chicco, ci mancherai ogni giorno, ogni volta che sentiremo una retina che si arriccia, ogni volta che sentiremo dalla curva: “Un Capitano! Un Capitano! C’è solo un Capitanooo!”

Vogliamo immaginarti così in quegli immensi time out alla panchina, rubando il tempo al coach di turno rivolgendoti ai tuoi compagni di squadra per incitarli: “… io non vedo niente. C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente.”

Che la terra ti sia lieve, Capitano, ci vediamo dopo il tramonto alla prossima alba.